Femke Rotteveel è direttrice di FOTODOK a Utrecht, uno spazio in cui la fotografia incontra le questioni più urgenti del nostro tempo. Con una formazione in storia economica e sociale, specializzata in storia coloniale, e dopo anni di esperienza alla guida del dipartimento mostre internazionali di World Press Photo e nella gestione di finanziamenti destinati a imprese sociali e organizzazioni non governative attraverso le lotterie benefiche olandesi, Femke è sempre stata affascinata dal potere delle immagini di cambiare prospettiva e aprire nuove conversazioni. Dal 2017 dirige FOTODOK con la profonda convinzione che le narrazioni visive fondate su una ricerca rigorosa debbano avere un ruolo molto più centrale nel modo in cui comprendiamo il mondo. Accanto alle mostre e ai programmi educativi, il sostegno ai fotografi emergenti è uno degli aspetti fondamentali dell’attività di FOTODOK. Attraverso diversi programmi dedicati ai talenti, FOTODOK accompagna e sostiene artisti che affrontano in modo critico il rapporto tra immagini e società, inclusi molti autori e autrici il cui lavoro si interroga su quali storie vengano raccontate e su quali, invece, rimangano invisibili.
Leonardo Vita è compositore, improvvisatore e sound artist attivo nella musica elettroacustica e nella sperimentazione sonora. In equilibrio tra composizione e improvvisazione, indaga le relazioni tra gesto, ambiente fisico e paesaggio sonoro attraverso field recording, strumenti preparati ed estesi, dispositivi elettronici, creative coding e partiture grafiche. È parte di ensemble tra cui Vita-Sabato, Siano-Vita, Le O.R.E., BlueRing Improvisers Orchestra, BIG, Fonterossa Open Orchestra e OEOAS, esibendosi in Italia e all’estero. Parallelamente compone per film, documentari, teatro e performance multidisciplinari ed è co-curatore del progetto Ecologie Acustiche. Tra le sue pubblicazioni figurano gli album Mesopotamia e Xenia e il volume Enzo Del Re: Il cantaprotestautore corpofonista.
Dino Piccinno è un musicista elettronico specializzato in improvvisazione elettroacustica e diplomato al Conservatorio “G.B. Martini” di Bologna. La sua ricerca artistica si fonda sull’utilizzo di sintetizzatori e oggetti amplificati sottoposti a elaborazione sonora. Ha preso parte a festival, concerti e performance collaborando con realtà come Tempo Reale, RoBot Festival e Milano Fashion Week, sviluppando parallelamente live set legati alla scena elettronica underground. La sua pratica musicale unisce sperimentazione, performance dal vivo e ricerca sonora, muovendosi tra contesti artistici, teatrali e club culture. Possiede inoltre competenze in sound design, programmazione audio e costruzione di dispositivi interattivi.
Laureata al DAMS di Bologna, Silvia Ferrari ha lavorato come curatrice alla Galleria Civica di Modena, organizzando mostre ed eventi e curando progetti espositivi ed editoriali. Dal 2015 è in Regione Emilia-Romagna, dove attualmente è Responsabile del Sistema Museale regionale. Si occupa di accessibilità museale e welfare culturale. In ambito fotografico coordina un progetto di mappatura dei fondi fotografici regionali e promuove iniziative di valorizzazione del territorio, tra cui la campagna Da Inverno a inverno di Paola De Pietri e la rassegna Immagini dalle campagne dell’Emilia-Romagna. È referente per la Regione per il progetto di riordino e digitalizzazione dell’archivio Guido Guidi finanziato insieme al Comune di Cesena.
Armony, all’anagrafe Luca Armocida è un cantautore, compositore e Dj. La sua personalità curiosa traspare dalla poliedricità della sua musica e i generi che attraversa: produzioni elettroniche, composizione di musica strumentale, musica per immmagine, fino alla forma canzone. Le sue opere ci rivelano una capacità di sintesi delle esperienze e degli stili da cui attinge: reinterpetando e contaminando i materiali musicali in virtù di una ricerca esistenziale, crea un linguaggio che parla alla nostra natura più intima, una musica evocativa e di carattere lirico.
Komlan Daniel Agbenonwossi è un curatore e critico d’arte togolese. Già direttore dei programmi del Museo Paul Ahyi di Lomé, oggi sviluppa una pratica curatoriale indipendente. Al centro di questa attività vi è una domanda fondamentale: come raccontare la propria storia a partire da un territorio senza tradire se stessi?
Nel 2023 è stato curatore ospite della fiera AKAA (Also Known As Africa) di Parigi. Vincitore del programma KreAfrika (Université Senghor / AFD), si occupa delle condizioni in cui il patrimonio artistico e intellettuale contemporaneo viene prodotto, conservato e diffuso nel continente africano e nelle sue diaspore.
Per lui, l’archivio non è uno strumento neutrale. È un atto politico. Una responsabilità etica, al tempo stesso intima e collettiva.
di ARCHIVIO VIVO
La mostra ricostruisce, attraverso fotografie vernacolari della vita privata e professionale, la figura di Maria Giovannini, tra le prime donne laureate in Matematica e Fisica in Italia. La mostra restituisce il ritratto di una donna capace di attraversare con indipendenza un’epoca in cui la presenza femminile iniziava a farsi strada negli studi scientifici. Tra immagini familiari, momenti di insegnamento e scene quotidiane, il progetto riflette sul valore dell’archivio fotografico come strumento di memoria collettiva e di riscoperta di storie rimaste ai margini della narrazione ufficiale.

ARCHIVIO VIVO
Oltre a diffondere la conoscenza e sensibilizzare la collettività sulla fotografia vernacolare attraverso mostre e momenti divulgativi, ARCHIVIO VIVO promuove il coinvolgimento attivo della comunità attraverso la raccolta del materiale di studio (fotografie amatoriali e d’archivio), creando una base documentaria che ha la duplice funzione di raccoglitore della memoria locale e banca dati per nuovi progetti d’arte contemporanea. Attraverso i progetti di ARCHIVIO VIVO, l’associazione GU.PHO. sta creando anche una rete stabile a livello regionale attraverso progetti satellite.
di ARCHIVIO VIVO
La mostra raccoglie fotografie vernacolari in cui la torta diventa il simbolo della bellezza della vita: un oggetto semplice, fragile ed effimero capace di concentrare attesa, cura, desiderio e condivisione.
Presente nei compleanni, nei matrimoni, nelle comunioni, nelle feste improvvisate e nei piccoli riti familiari, la torta compare sempre nei momenti in cui le persone scelgono di stare insieme e celebrare qualcosa. Non importa che sia perfetta, elegante o fatta in casa: ciò che conta è il gesto collettivo che rappresenta. Anche chi non ama i dolci riconosce immediatamente la forza simbolica della torta, perché coincide con l’idea stessa di festa e di felicità condivisa.
Nelle immagini selezionate emergono tavole decorate, candeline accese, mani pronte a servire una fetta, sorrisi trattenuti prima dello scatto. Attraverso queste fotografie intime e spontanee, la mostra riflette sul ruolo della fotografia vernacolare nel conservare i piccoli rituali della gioia quotidiana. La torta diventa così una metafora universale della vita celebrata insieme agli altri. Ogni immagine custodisce un istante irripetibile, trasformando un semplice dolce in una memoria affettiva.

ARCHIVIO VIVO
Oltre a diffondere la conoscenza e sensibilizzare la collettività sulla fotografia vernacolare attraverso mostre e momenti divulgativi, ARCHIVIO VIVO promuove il coinvolgimento attivo della comunità attraverso la raccolta del materiale di studio (fotografie amatoriali e d’archivio), creando una base documentaria che ha la duplice funzione di raccoglitore della memoria locale e banca dati per nuovi progetti d’arte contemporanea. Attraverso i progetti di ARCHIVIO VIVO, l’associazione GU.PHO. sta creando anche una rete stabile a livello regionale attraverso progetti satellite.
di Manuela Nebuloni con Postbox Ghana
L’installazione riunisce immagini di acqua in diversi contesti africani, restituendone la natura ambivalente: elemento vitale legato a pesca, commercio e spiritualità, ma anche segnato da traumi storici.
Le cartoline in mostra costruiscono un insieme visivo polifonico e stratificato. L’oceano con pescatori di ritorno sulle coste di Accra a inizio Novecento, dialoga con immagini commerciali di piscine e hotel. Bizzarre, dozzinali o insolite, queste fotografie compongono un archivio frammentato che si trasforma in un reportage involontario: una narrazione per immagini di momenti di transizione, cambiamenti sociali, processi di turistificazione e dinamiche di classe e genere.
Le piscine sono un elemento che si ripete sempre uguale a sé stesso, restano sempre simili mentre il mondo si muove attorno a loro. Queste immagini di vacanza ritraggono paesaggi e nazioni talvolta scomparse, in cui la presenza turistica sovrasta quella locale, originando nuove forme di narrazione di una cultura consumistica globale.
Ricordando che la realtà prende forma anche attraverso le immagini che la rappresentano, la dimensione apparente ludica si apre così a questioni più profonde: l’installazione mette in discussione le narrazioni dominanti, suggerendo come ogni immagine sia al tempo stesso documento e costruzione.

Manuela Nebuloni
Con una pratica che abbraccia la ricerca e l’uso attivo degli archivi, Manuela Nebuloni struttura la sua indagine sul Ghana sotto forma di esercizio di apprendimento. Dal 2020 lavora alla costruzione di un archivio fisico di cartoline ed ephemera degli anni Sessanta come strumento per riflettere criticamente sul presente, con un interesse verso la produzione artistica amatoriale come spazio di sperimentazione. Ha fondato ed è parte di Postbox Ghana, un’esplorazione della memoria collettiva attraverso la cultura materiale.
di Marco Lanza
Decine di migliaia di scatti anonimi compongono un corpus eterogeneo di ritratti e istantanee databili dalla fine dell’Ottocento agli anni Settanta. Questo materiale, privo del rigore documentario tipico degli archivi istituzionali, ha garantito all’artista libertà d’azione, permettendogli di intervenire sulla materia senza il timore di profanarne la memoria storica.
Marco Lanza ha operato una reinquadratura sistematica, un’operazione chirurgica e irreversibile che trasforma lo scatto vernacolare in un oggetto estetico autonomo. Il lavoro produce un doppio risultato: il frammento scelto, elevato a nuova composizione, e l’apparente scarto, dispositivo visivo che, grazie al vuoto che lo riempie, trae forza narrativa dalla propria assenza e rimane come un’opera strutturalmente aperta.
Nella serie delle sovrapposizioni, l’indagine si sposta poi sulla stratificazione materiale e concettuale. Qui, pile di fotografie lasciano visibile solo il primo piano e i margini esterni delle immagini sottostanti, evocando l’impossibilità di scavare a fondo nelle micro-storie altrui.
Con Ricreazione, Marco Lanza non si limita a riciclare immagini abbandonate, ma ne riscatta la potenza formale, trasformando la superficie fotografica in materia prima per un nuovo, inedito paesaggio dell’immaginario.

Marco Lanza
Marco Lanza, nato a Firenze dove vive e lavora, inizia giovanissimo a interessarsi alla fotografia, sviluppando fin da subito una ricerca artistica che lo porterà a esporre in Italia e all’estero. I suoi lavori sono pubblicati su riviste internazionali fra cui “The Sunday Times”, “Le Monde”, “Die Zeit”, “Creative Review”. Autore dei volumi The Living Dead, Velatura e Depositi. Nel 2005 fonda con il fratello Saverio, musicista, il duo Pastis: un progetto di videoarte che fonde video, fotografia e musica.