Riflessioni e ringraziamenti

Si è conclusa da pochi giorni la quinta edizione del GU.PHO. Festival e sentiamo il bisogno di provare a comprendere meglio l’intreccio di emozioni e riflessioni che questi giorni hanno generato.

Un festival, per come lo immaginiamo e lo realizziamo, è certamente fatto di mostre, ma è soprattutto un luogo in cui accadono cose. Un po’ come in certe pratiche artistiche in cui l’artista non fa altro che innescare un processo che poi si sviluppa autonomamente, attraverso le relazioni, gli incontri e gli scambi che genera. Quest’anno il tema è stato l’etica, e ha portato a riunire artiste e artisti che, nella propria attività, si confrontano quotidianamente con interrogativi complessi. Condividendo le loro esperienze, hanno alimentato riflessioni e dibattiti che si sono diffusi tra le stanze del castello e tra le persone presenti, e che speriamo continueranno a propagarsi ben oltre il festival e oltre Guiglia. Attraverso talk, mostre, incontri, libri, chiacchiere informali, bevute, mangiate e colazioni, On Ethics ha stimolato il pensiero critico, sollevato interrogativi e seminato un germe che auspichiamo possa continuare a crescere negli anni a venire.

Per noi, oggi, molte delle domande emerse in questi giorni sono vitali. La realtà è spesso costruita dalle immagini e dagli immaginari che esse contribuiscono a produrre. E quegli immaginari, nella maggior parte dei casi, finiscono per diventare realtà. Quando reiterano stereotipi, semplificazioni o narrazioni parziali, possono incidere profondamente sulla percezione che abbiamo di un luogo, di un contesto e, di conseguenza, delle persone che lo abitano.

È quindi responsabilità di tutti noi — sia di chi lavora con le immagini sia di chi le osserva — mettere in discussione, decostruire e interrogare ciò che vediamo. L’immagine non è innocua, non è neutrale: è qualcosa di fragile, il cui significato può trasformarsi profondamente a seconda del contesto, delle parole che la accompagnano e degli sguardi che la attraversano.

È in giornate come queste che riusciamo a intravedere un piccolo barlume di speranza. La fotografia possiede uno straordinario potere: quello di agire come dispositivo relazionale, talvolta capace di superare le barriere invisibili che continuano a separare le persone nelle società contemporanee, sempre più divise. Una relazione che si instaura non soltanto tra chi fotografa e chi viene fotografato, o tra chi ritrova queste immagini in un mercatino delle pulci o sul web e le persone rappresentate, ma anche tra coloro che le osservano e che, proprio grazie ad esse, si incontrano, riconoscendo talvolta echi delle proprie esperienze di vita, anche quando l’immagine è stata realizzata a migliaia di chilometri di distanza o centinaia di anni prima.

È attraverso la fotografia, il mezzo che sentiamo più vicino, che interroghiamo le questioni che ci stanno più a cuore, proviamo a comprendere il mondo che abitiamo e, nel nostro piccolo, lottiamo per ciò in cui crediamo.

GU.PHO. è l’emblema di una manifestazione possibile solo grazie al contributo di tante persone che, per i più svariati motivi, decidono di donare il loro tempo, le loro energie e il loro entusiasmo alla realizzazione di questo festival speciale.

Quest’anno, in particolare, riteniamo doveroso ringraziare di cuore gli artisti e le artiste, i relatori e le relatrici, gli addetti e le addette ai lavori, oltre a vecchie e nuove collaborazioni, che hanno arricchito e ampliato in modo straordinario il tema del festival; il Comune di Guiglia, che ha creduto in questo progetto prima ancora che nascesse e continua, anno dopo anno, a rinnovare la fiducia nei nostri confronti; la Fondazione di Vignola e tutti gli sponsor (Cav. Emilio Giovetti Srl, Banca Mediolanum, Coimepa Servizi, Sideius Srl, Ebla Soc. Coop., Studio Borghi Giordano & Partners), il cui fondamentale contributo ha permesso al festival di concretizzarsi; le strutture ricettive (Locanda Sbrigati, Albergo Ristorante Belvedere, Albergo Ristorante La Lanterna), che accolgono e continuano a coccolare i nostri ospiti; i produttori locali (Caseificio di Rosola, Altoforno – Impasti Agresti, Salumificio Salusti, Forno Lambertini Danilo, Azienda Agricola Casa Romana di Venturi), che con i loro prodotti hanno arricchito la convivialità dell’evento.

Un grazie speciale va alle nostre famiglie, alle nostre amiche e ai nostri amici, che ci hanno sostenuto negli ultimi faticosi mesi in tutti i modi possibili: con una parola, un abbraccio, un piatto di pasta, un viaggio in macchina, prestando ciò che serviva o costruendo strutture spettacolari.

E, per concludere, un grazie dal profondo del cuore a tutte le volontarie e i volontari che hanno scelto di regalarci il proprio tempo, impreziosendo il festival con le loro competenze e i loro sorrisi.

Sono molti gli interrogativi emersi in questi giorni e ci auguriamo che siano proprio loro ad accompagnare i nostri e i vostri pensieri nei mesi a venire. In fondo, non è tanto nelle risposte quanto nella capacità di continuare a porci domande che risiede il senso di un festival come GU.PHO. Ci ritroveremo con nuove domande alla sesta edizione.

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