La bella e la bestia

di Jean-Marie Donat

La bella e la bestia presenta la stessa fotografia anonima e storicamente connotata, accompagnandola ogni volta con una didascalia differente. L’immagine, apparentemente stabile e immutabile, cambia così significato a ogni nuova interpretazione testuale: ciò che lo spettatore crede di vedere viene progressivamente orientato, deformato o persino contraddetto dalle parole che accompagnano la scena. La fotografia smette quindi di essere una prova oggettiva e si rivela come uno spazio fragile, aperto a proiezioni, interpretazioni e appropriazioni.

Il lavoro riflette sulla vulnerabilità dell’immagine trovata e decontestualizzata, interrogando il rapporto tra fotografia, memoria e narrazione. La ripetizione seriale enfatizza inoltre il ruolo dell’osservatore, chiamato a confrontarsi con i propri automatismi interpretativi e con il bisogno di attribuire senso a ciò che vede.

La serie si apre infine a una dimensione partecipativa: i visitatori sono invitati a proporre nuove didascalie, contribuendo ad ampliare la pluralità degli sguardi e delle possibili letture. Questo gesto collettivo trasforma l’opera in un archivio aperto di interpretazioni, rafforzando la riflessione etica sulla fotografia anonima e sulla responsabilità implicita in ogni atto di osservazione, descrizione e appropriazione.

Jean-Marie Donat

Nato nel 1962 a Parigi (Francia), Jean-Marie Donat è un artista “iconofago”, collezionista di fotografie ed editore.
La sua collezione, costituita in oltre trent’anni, riunisce circa quaranta mila fotografie, ektachrome e negativi provenienti da tutto il mondo e copre più di un secolo di storia della fotografia (1880-1990). Donat costruisce dagli anni Ottanta questo corpus fotografico con l’intento di offrire una lettura singolare del XX secolo.
Nel 2023, co-fonda il Vernacular Social Club, un’associazione internazionale che riunisce appassionati, collezionisti e professionisti attorno alla fotografia vernacolare.

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