TAVOLA ROTONDA
Etica dell’appropriazione: una tavola rotonda con autori e pensatori
con Hoda Afshar, Salome Erni, Joachim Schmid, Martina Bacigalupo, Manuela Nebuloni, Róza Tekla Szilágyi e moderato da Lukas Birk – ENG
Venerdì 19 h. 21.00
Le artiste e gli artisti partecipanti a questa edizione provengono da contesti differenti e lavorano attraverso pratiche molto diverse tra loro, ma sono accomunati dalla pratica del riutilizzo di immagini e materiali preesistenti. Insieme discuteranno le molteplici questioni che questa pratica solleva: i differenti contesti culturali, le disuguaglianze nei rapporti di potere e la posizione di chi riutilizza o reinterpreta questi materiali. La tavola rotonda esplorerà inoltre il rapporto tra immagini e didascalie, i molteplici livelli di lettura delle immagini di cartoline, l’uso di immagini tratte da internet, di immagini politiche o di materiali visivi anonimi ritrovati. Emergono così questioni legate all’autorialità, alla privacy e alle responsabilità connesse allo sguardo e al riutilizzo delle immagini. Più che fornire risposte definitive, la tavola rotonda è concepita come una discussione aperta e in divenire: uno spazio di confronto, di scambio di idee, di domande e di riflessione collettiva.

Hoda Afshar
Hoda Afshar, nata in Iran nel 1983, è un’artista visiva la cui pratica si concentra sulle complesse relazioni tra politica ed estetica, conoscenza e rappresentazione, visibilità e violenza. È interessata ai modi in cui la produzione di immagini possa rafforzare oppure mettere in discussione il nostro senso comune e le forze che modellano la percezione. Le sue opere invitano il pubblico a riflettere e a ripensare il modo in cui guardiamo e ciò che vediamo.
La pratica artistica di Afshar abbraccia diversi media e approcci — utilizzando principalmente fotografia e video, sebbene i suoi progetti più recenti abbiano incluso anche il lavoro con immagini d’archivio.
Il lavoro di Afshar è stato ampiamente esposto e pubblicato ed è presente in numerose collezioni private e pubbliche. Nel corso della sua carriera ha inoltre ricevuto numerosi premi e riconoscimenti artistici di rilievo.

Martina Bacigalupo
Martina Bacigalupo è una fotografa, photo editor e curatrice la cui pratica si sviluppa tra creazione di immagini e dialogo culturale. Vivendo in Burundi, , in Africa orientale, per oltre un decennio, ha sviluppato un corpus di lavori incentrato sulle dinamiche visive tra l’Africa e l’Occidente, esplorando visioni multiprospettiche, la circolazione delle immagini e le questioni relative alla rappresentazione.
Il suo lavoro è presente in importanti collezioni internazionali. Membro di Agence VU’ a Parigi, Martina è profondamente impegnata nella mentorship e nella promozione di dialoghi Sud–Sud all’interno della comunità fotografica. Accanto alla sua pratica artistica e curatoriale, partecipa regolarmente a giurie internazionali. Dopo molti anni dedicati alla costruzione di narrazioni visive come photo editor per XXI e 6 Mois, oggi collabora stabilmente con Le Monde.

Lukas Birk
Lukas Birk è un fotografo, ricercatore ed editore austriaco specializzato in archivi visivi, in particolare in Myanmar e Afghanistan. Il suo lavoro spazia tra film, mostre e libri, spesso basati su materiali d’archivio approfonditamente studiati provenienti da regioni sottorappresentate. Ha co-fondato l’Afghan Box Camera Project e fondato il Myanmar Photo Archive. Attraverso Fraglich Publishing realizza libri premiati dedicati alla storia della fotografia e alla cultura visiva. Nel 2023 ha co-fondato il Vernacular Social Club, un’associazione internazionale che riunisce appassionati, collezionisti e professionisti attorno alla fotografia vernacolare.

Salome Erni
Salome Erni, nata in Svizzera nel 2001 e residente nei Paesi Bassi, è un’artista visiva la cui pratica si fonda sulla ricerca ed esplora narrazioni e racconti collettivi. Conversazioni, collaborazioni e ricerca si intrecciano nel suo lavoro, che prende forma attraverso (video)saggi, libri e mostre. Spesso utilizza immagini trovate come punto di partenza per indagare il rapporto tra l’individuo e le più ampie dinamiche socio-politiche e narrazioni egemoniche. In questo senso, considera il proprio lavoro esplicitamente politico.
Accanto alla sua pratica artistica, lavora come curatrice per uno spazio gestito da artisti. Tra le sue precedenti esperienze professionali figurano diversi anni di attività giornalistica e il coordinamento di progetti per un museo.

Manuela Nebuloni
Con una pratica che abbraccia la ricerca e l’uso attivo degli archivi, Manuela Nebuloni struttura la sua indagine sul Ghana sotto forma di esercizio di apprendimento. Dal 2020 lavora alla costruzione di un archivio fisico di cartoline ed ephemera degli anni Sessanta come strumento per riflettere criticamente sul presente, con un interesse verso la produzione artistica amatoriale come spazio di sperimentazione. Ha fondato ed è parte di Postbox Ghana, un’esplorazione della memoria collettiva attraverso la cultura materiale.

Joachim Schmid
Joachim Schmid è un artista che lavora con fotografie e testi trovati sin dai primi anni Ottanta. La sua ricerca mette in discussione, attraverso un approccio scettico, il ruolo dell’autorialità e dell’intenzione artistica in relazione al risultato finale. Porta avanti una raccolta sistematica di fotografie priva di finalità scientifiche o catalografiche, guidata unicamente dal desiderio di rivelare il vasto potenziale nascosto contenuto nelle immagini prodotte al di fuori della sfera artistica.
Ha pubblicato numerosi libri d’artista. Il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale ed è presente in numerose collezioni. Vive in una località del Brandeburgo, in Germania.

Róza Tekla Szilágyi
Róza Tekla Szilágyi è direttrice e co-fondatrice di Eidolon Centre for Everyday Photography. Vive e lavora a Budapest. Dal 2012 pubblica su riviste e pubblicazioni artistiche nazionali e internazionali e ha curato l’editing di diversi libri, tra cui Fortepan Masters: Collected Photography in the 20th Century: Selected by Szabolcs Barakonyi e My Favourite Place Is the Garden in My Head di József Csató. Il suo principale interesse riguarda la fotografia quotidiana – una pratica che rappresenta la parte più ampia del nostro patrimonio visivo degli ultimi duecento anni, ma la cui importanza culturale rimane ancora largamente trascurata.